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Riccardo Massucci, la storia della Radio in Italia
Riccardo Massucci nasce casualmente a Finale Emilia (Mo) il 15 aprile 1879, dove i genitori erano impegnati nel locale teatro. Il padre Filippo era un coreografo e ballerino romano, in tarda età attivo nel Cinema. La madre, Luigia Lelio, siciliana, era cantante di operetta e ballerina. Riccardo Masucci debutta sulla scena attorno ai cinque anni, negli spettacoli di varietà dei genitori, per poi specializzarsi nel tempo nell'operetta. Nel 1908 viene scritturato dalla Compagnia Maresca, che segue in Sud America, inizio per lui di un lungo peregrinare. Col tempo diventa direttore artistico, portando in scena l'operetta “La danza delle libellule” dell'ungherese Franz Lehar, che italianizza, essendo in corso la Prima guerra mondiale. In altri spettacoli porta in teatro una danza coi pattini, quindi rende disponibile agli spettatori le parole delle canzoni, facendo passare una striscia tra due rulli, consentendo al pubblico di cantare assieme agli attori. A 50 anni, nel 1929, cessa il nomadismo tipico degli attori e si stabilisce a Torino, assieme agli anziani genitori. Nello stesso anno inizia la collaborazione con l'EIAR di Torino, organizzando nel maggio 1929 la trasmissione della prima operetta completa trasmessa per radio: “Il paese dei campanelli”. Per dieci anni, ogni settimana, viene diffusa per radio un'operetta. Dai primi anni '30 Massucci è il regista degli spettacoli goliardici nei teatri torinesi, dove incrocia il giovane Norberto Bobbio; qui conosce anche gli studenti Nizza e Morbelli, che introduce in Eiar. Nel 1933 Massucci è regista di quello che è considerato il primo varietà radiofonico italiano, con testi di Nizza e Morbelli: “Un'ora per te”. Quindi producono per la radio “Le avventure di Topolino” (1933-34), del quale Massucci è regista e “rumorista”. Su questa passione di Massucci si legga Franco Ressa “I quattro moschettieri di Nizza e Morbelli”, largamente utilizzato per queste note, che si ringrazia: “Il mago dei rumori nella radio appena nata era Massucci: certe sue trovate erano semplicissime e veramente efficaci. I duelli di spade erano ottenuti picchiando tra loro dei coltellini da frutta, lo zoccolio dei cavalli battendo insieme la parte cava di mezzi gusci di noci di cocco, il galoppo tamburellando le dita su un compensato o una masonite. Se scoppiava un temporale, il diluvio era ottenuto agitando una catena dentro un cassetto. I tuoni con una lastra metallica sbattuta. La risacca del mare erano manate di ceci secchi fatte cadere su una grancassa, i rintocchi che suonavano la mezzanotte provenivano da una forchetta d’argento percossa mentre era legata al microfono con un filo da cucire, un reggimento di soldati in marcia erano due sacchetti di tela riempiti di piombini e alternativamente alzati e abbassati su un tavolo. Massucci, inoltre, sapeva imitare il nitrito del cavallo, il muggire della mucca, il chiocciare delle galline, il cantare del gallo la mattina, il grufolare del maiale, il ruggire del leone, lo strillare delle scimmie”
La collaborazione tra Nizza, Morbelli e Massucci proseguirà con l'adattamento del ciclo dei moschettieri di Dumas, in chiave goliardica. L'originale commistione tra antico e moderno de “I quattro moschettieri” (1934-38), con la continua irruzione del contemporaneo nelle trame di Dumas, portò la trasmissione ad un successo enorme; si tratta della trasmissione radiofonica leggera di maggior impatto nella società italiana. Celebre la raccolta di figurine, la presenza dello sponsor Perugina, le manifestazioni affollate nelle piazze italiane, fino a quando il fascismo non impose la chiusura della trasmissione. Larga importanza avevano i rumori, creati in studio dallo stesso Massucci, che nei Moschettieri interpretava anche il ruolo di Arlecchino. Il poliedrico Massucci continuerà ad essere la personalità più in vista di Radio Torino anche durante la guerra; quando un bombardamento distruggerà la sede della Radio, nel 1942, riuscirà a mettere in funzione un nuovo studio, continuando le trasmissioni. Quindi il rapporto con la Rai, con la regia e l'ideazione di decine di programmi e di operette, fino al 1955; ma continuerà fino al 1961, ad 82 anni, a dirigere il notiziario regionale Bondì-cerèa. Infine, morirà a Torino il 13 agosto 1968.










