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Fondo Ranuzzi
Le fotografie riproducono opere pittoriche e grafiche attribuite (fra il 1900 e il 1950 circa) a diversi artisti attivi a Bologna fra il XIV e il XVIII secolo. L’organizzazione di queste, dovuta ai precedenti proprietari, segue un ordine monografico per autori, con alcune eccezioni (“Vari bolognesi” e “Soffitti”). L’estremo più antico è rappresentato da Vitale da Bologna, il più recente da Vittorio Maria Bigari. I gruppi più consistenti sono però dedicati a Guido Reni, al Guercino, al Francia e ai Carracci. I soggetti sono dipinti e disegni perlopiù conservati in chiese, musei pubblici e collezioni private: l’85% di questi luoghi si trova nella penisola italiana (Vaticano incluso) e soltanto al 12% all’estero, ovvero nel resto d’Europa e negli USA (del restante 3% non è stato ancora possibile effettuare le dovute verifiche di riconoscimento delle opere raffigurate).
Il fondo è stato ceduto in deposito all’Archivio per un tempo illimitato dal dott. Angelo Mazza in due momenti distinti: un primo fascicolo il 2 aprile del 2006 (T_31), i rimanenti trenta il 20 aprile del 2007. Le fotografie giunsero nelle mani dello storico dell’arte (probabilmente sempre fra il 2006 e il 2007) tramite il dott. Roberto Franchi, medico e collezionista di disegni: questi le aveva ricevute a sua volta, poco tempo prima, dalla vedova di un antiquario bolognese, tale Giuseppe Ranuzzi, specializzato nel commercio di antiche stampe e incisioni, che sappiamo aver tenuto bottega in Strada Maggiore 12C fino alla sua morte negli anni ’70 circa.
In base alle ultime ricerche, si è tuttavia scoperto come gran parte delle fotografie del Fondo Ranuzzi fossero un tempo conservate nella collezione del chimico farmacista Giuseppe Belluzzi (1859-1926), originario della Repubblica di San Marino. Col passare del tempo si è persa memoria della variegata collezione di incisioni, disegni, stampe fotografiche e volumi illustrati, raccolta dallo stesso Belluzzi tra la fine del XIX secolo e il primo quarto del XX secolo e da lui denominata “Bologna negli Artisti e nell’Arte”. Aperta ufficialmente al pubblico nel 1907 e quindi sfortunatamente dispersa nel 1926 con la morte di Belluzzi, la collezione riuniva prove di grafica e incisione e riproduzioni di opere pittoriche di artisti attivi a Bologna fra il XIV e il XVIII secolo, organizzate in cartelle monografiche. Dalla sezione fotografica di “Bologna negli Artisti e nell’Arte” provengono sicuramente un buon numero di fototipi del Fondo Ranuzzi: la coincidenza fra sigle/iscrizioni apposte sulle stampe e indicazioni annotate da Belluzzi in diversi suoi scritti ha permesso di riconoscere tale provenienza per almeno 234 esemplari su 552 (42.39% del totale). In diversi casi, le iscrizioni Belluzzi riportate sui supporti delle foto (recanti sigla “GB”) sono parzialmente o totalmente cancellate: probabilmente l’antiquario Ranuzzi, una volta entrato in possesso delle stampe dopo il 1926, decise di alterare le varie annotazioni manoscritte non funzionali al riuso in bottega. Ranuzzi dovette servirsi dei fototipi semplicemente per stabilire confronti con dipinti disponibili sul mercato o circolanti nel negozio: gran parte dei positivi riproduce, infatti, dipinti di proprietà pubblica o esposti in pubblici edifici. Ancora non sono chiari paternità e motivo delle indicazioni di prezzi in lire riportate sul verso di numerosi esemplari, raffiguranti spesso opere non in vendita, ed il cui eccessivo valore, in ragione della forza d’acquisto della valuta nel secolo scorso, non collima con un possibile prezzo di vendita degli stessi fototipi. Nonostante gli esiti di queste nuove ricerche, si è scelto comunque di mantenere la denominazione tradizionale, e quindi l’intestazione del fondo a Ranuzzi, non essendo stato possibile verificare per tutti i fascicoli se ci siano state dispersioni, aggiunte, interpolazioni prodotte dall’antiquario sulla collezione già di proprietà di Belluzzi.










